Posso restare ore a fissare un punto. E posso restare così fermo a fissare un punto da poterti convincere che non è un punto qualunque, ma quel punto, il punto che cercavi, quello da cui credi di poter ripartire.
Posso restare fermo respirando lentamente e posso rimanere anche in apnea per qualche minuto che intanto è lo stesso, non sono io che compio uno sforzo ma è la potenza di quel punto a essere più forte delle mie stesse suggestioni.
Quando lo fisso so che lui, dopo poco, si anima e mi si fa incontro. A volte mi gira intorno come a volermi sfidare ma io lo lascio fare e non sposto lo sguardo di un centimetro. Lui lo sa che non può resistermi, lui è un punto fisso e per quanto si sforzi in animosità, in gesti eclatanti, sa perfettamente che il suo posto è solo quello, quello di un punto fisso. Per questo lo osservo di continuo.
Il punto, quel punto, nasce lì perché lì è stato pensato.
Il punto, quel punto, ho deciso io che doveva essere lì e lui lì deve restare.
Nella democrazia dei concetti, ciascuno esprime il proprio, qualcuno si allinea ai più in uso, altri ne tracciano una loro traiettoria personale, ma sempre concetti restano e come quel punto lì, lì restano.
Tu mi hai detto che se non mi avessi incontrato non sarebbe stata la tua vita e io sono diventato un punto, ho una collocazione e lì devo stare.
E forse è giusto così.
Un punto fisso, se lo osservi, è un tuo punto di vista e come tale cresce in te e per te prende vita.
Nessuno può giudicare un punto.
Nessuno può biasimare un punto, ciascuno può soltanto farsene carico come osservatore o osservato.
E il punto non può smettere di essere un punto.
Il resto sono solamente sonno, occhi chiusi, e sogni sognati.
Nessun commento:
Posta un commento