Come la carta di giornale, usata sotto la camicia per riparare dal freddo o per accendere un fuoco, accatastata in un angolo a memoria di una vita trascorsa in fretta o sistemata alla meglio sul fondo di una cassetta di plastica per conservare a lungo un frutto.
Come carta di giornale, che leggi distrattamente alla fermata del bus intanto che con gli occhi guardi chi ti passa accanto e fai l'elenco delle tappe della tua giornata, un'altra, la solita, a scandire un tempo che non decidi tu.
Come carta di un giornale, che si piega per una folata di vento e perde il suo allineamento e ti devi impegnare per restituirgli la forma originale, che poi a riaprirlo, non darà più la stessa emozione.
Come carta di giornale, che chiami quotidiano, appare tra le tue mani ogni mattina e sparisce ogni sera, con il suo carico di novità, che molto spesso, sono già vecchie di un giorno.
Come carta di giornale, l'inchiostro profuma appena uscito di stampa, ti macchia le dita, dita che la sera userai per una carezza, per asciugare una lacrima tua o di qualcun'altro, per sfiorarti, che ti serviranno per premere dei tasti con una lettera alla volta per raccontare il fiume che, dentro di te, vorrebbe tracimare in un attimo.
Come carta di giornale, le cui pagine si sono staccate, e in un mulinello di vento, su un marciapiede affollato, vengono prese a calci dai passanti.
chapeau! Non saprei che altro aggiungere.
RispondiElimina