Avverti come una presenza.
E' come se un tuo doppio ti osservasse da un po' di tempo.
Qualcosa che staccatosi da te ti anticipasse i passi camminando all'indietro e ridendoti in faccia, impedendoti di seguire una linea retta del tuo passo, costringendoti a un continuo tentativo di smarcamento, una volta a destra, a sinistra, ritornando sui tuoi passi.
Avverti che nelle tue braccia la forza è venuta meno.
Sei debole ma al tempo stesso forte della convinzione che quel doppio perfido, prima o dopo lo sorpasserai, e con decisione lo riporterai al suo posto, nel tuo profilo, dentro alle stesse pulsazioni.
Avverti tutti i sensi.
Sono in guardia, l'amore e le sue provocazioni, la felicità e i suoi eccessi, la tristezza e il suo lato oscuro, il buio e la sua luce, il silenzio e la sua voce che non smette di cantare.
Avverti che è ora di fare quel passo nuovo.
Un passo che ancora non conosci e la cui conoscenza, la sua novità, ha quel sapore di terrore che non fa tornare indietro, che fa muovere le gambe veloci e nervose.
Avverti, avverti che il tempo è solo uno.
Il tuo.
Il solo.
Quello che un attimo dopo sarà già un altro tempo ancora.
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