Poter scendere a patti non sempre si rivela un buon affare.
La questione era molto semplice: uscirne o restare.
La prima emozione è quella che conta, pensò intanto che scendeva le scale di casa sua. Da fuori tutti possiamo sembrare persone inecceppibili e differenti, basta mantenere a lungo quello sguardo curioso che contraddistingue le persone senza malizia; quelle che prima di ogni cosa è la propria morale, l'eccezionalità delle proprie azioni, il riverente saluto sul sagrato dopo la messa.
La malizia è lì che ci segue dappertutto, s'insinua nei nostri pensieri alla fermata dell'autobus indugiando lo sguardo sul gruppo di studenti in attesa scanzonata; la malizia é credersi capaci ancora di incuriosire. Sessualmente, chiunque.
Non bastava la scusa delle lezioni, le ripetizioni. Non bastava il potere naturale di una posizione dominante. No. Serviva oltre, serviva sapersi differenti e al limite di se stessi.
Màrica lo aveva capito eccome, nonostante i suoi diccianove anni. Aveva perfettamente capito che la malizia non è un abito di una sera ma una pelle che si rinnova a ogni età. Amava vederlo così, indebolito dai suoi stessi piaceri mai troppo controllati e controllabili. Non era lei la vittima, era la carnefice in un gioco dove si massacravano le certezze e sapienze di una vita, la vita di un lui ancora troppo impegnato a perdersi in quei sensi riaffiorati alla mente da non comprenderne l'aspetto letale.
Il patto erano i silenzi che avrebbe dovuto gestire per conservare immacolata la figura e la sostanza. Il patto era fingere che Màrica non avesse due anni in meno di sua figlia. Il patto era credere ancora di essere vivo in cambio di una morte entusiastica.
Uscirne o restare. Uscirne o restare.
Come chiedere al vento di essere nuvola e soffiarsi via da solo.
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