Solo buio intorno. La corda che sega i polsi. Le dita delle mani che formicolano. Dove cacchio sono? Ecco che riaffiora alla mia mente, come un eco, la parola maiale. Si, maiale! Mi aveva chiesto se volevo fare il maiale con lei e io le sono corso dietro senza fare domande. Saturo delle sue curve, del suo profumo, il mio corpo aveva risposto al richiamo. Ora eccomi qui appeso a un trave, braccia e gambe legate.
Il gioco era intrigante. Mi stavo gustando il più bel pompino della mia vita. Ero immobilizzato e non potevo fare nient’altro che godere. Per un attimo ho pensato che fosse una pazza quando l’ho vista raccogliere il mio sperma in una provetta. Ma chi sono io per giudicare le perversioni della gente?
Si è alzata in piedi, ha camminato verso un mobile. Il mio sguardo era fisso sui suoi glutei, esplodevo dentro dal desiderio di sculacciarla. Ha aperto un cassetto ed ha tirato fuori un rasoio. Stavo per mandarla a fanculo, ma appena ho aperto la bocca mi sono ritrovato uno straccio tra i denti. Il gusto del sangue mi ha colpito come uno schiaffo. Ha ispezionato ogni parte del mio corpo con la lama, eliminando ogni singolo pelo. Mi sentivo nudo, stavo tremando scosso dai brividi. Ha raccolto tutto in una busta sigillata. In assoluto silenzio, è uscita, ha spento la luce e ha chiuso la porta.
Non so da quanto tempo sono qui. Mi sono pisciato sulle gambe e fa un caldo infernale in questa stanza. Sento le gocce di sudore che mi scendono lungo la schiena. L’odore d’urina inizia a nausearmi. È uno scherzo del cazzo! Appena mi slega la riempio di botte sta’ stronza.
Vedo un filo di luce che passa sotto alla porta. Sento il rumore dei tacchi a spillo. Non capisco se ho più paura o se sono più eccitato. La porta si apre, la luce da fuori illumina la lama di un coltello. Si avvicina e mi sussurra all’orecchio: “Del maiale non si butta via niente.”
Non so perché, ma il mio primo pensiero è che da oggi diventerò vegetariano.
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