domenica 16 settembre 2012

All'improvviso quel marciapiedi!

Uscii  di casa di corsa, ultimamente succedeva spesso. Sarà perché amavo trascorrere le serate in compagnia, sarà che la lettura del libro di fantascienza mi teneva sveglia tutta la notte, sarà perché mi sembrava di perdere tempo lasciandomi rapire dal sonno. Spesso le ragioni della sera che si ripercuotevano sulle mattinate assonnate che mi vedevano uscire di casa con la mente che rincorreva ancora la scia dei sogni. Quella mattina scelsi le scarpe meno comode, nascoste in fondo al portascarpe. Avevo sentito il bisogno di un abito importante e le scarpe rosse non potevano mancare. Incontrai nel percorso i miei vicini da mesi attenti alle mie uscite, chissà per quale motivo poi, chiudevo sempre il portone, non ero come quelli del terzo piano che lo appoggiavano solo e lasciavano che tutti i volantinanti riempissero le cassette di posta di pubblicità ingannevole. Mi guardarono però le scarpe e non seppi decifrare il loro messaggio.  Nel percorso accelerato per raggiungere la meta lavoro, dimenticai che il lungo marciapiede era da giorni occupato da ingombranti lavori. Il passo deciso incontrò la resistenza della cavità nascosta nella polvere dei lavori. La mia scarpa di vernice rossa dal tacco prorompente era bloccata, non c’era modo di recuperarla. La disperazione invase il mio affanno, mi svegliai all’improvviso dal sonno ancora latente. Mi ritrovai con un piede nudo sulla strada e lo sguardo perso che coglieva l’altra scarpa di colore verde. Come era possibile? Avevo indossato due scarpe di colore diverse e l’incidente col marciapiede mi restituiva la realtà delle mie scelte mattutine e per di più con una sola scarpa del colore sbagliato. Passanti mi scorgevano sorridendo, donne preoccupate guardavano i loro piedi, io assaporavo il piacere di un piede nudo sull’asfalto.. Maledii il mio sonno tardivo nella notte e pensai a una soluzione immediata. Eppure riscoprivo un piacere di libertà dal sapore lontano, autentico, pieno di spontaneità. Avrei proseguito il percorso a piedi, sarei entrata a lavoro così scalza, in attesa degli sguardi sorpresi, delle risatine cattive, dei commenti appassionati. Cosa c’era di meglio di una donna ben abbigliata e scalza? Avrei atteso poi il tempo necessario per divertirmi e poi  correre al mio negozio preferito per acquistare un nuovo paio di scarpe, perché no anche esse di colori diversi. Le avrei sfoggiate allora consapevole, con orgoglio, come solo noi donne piene di vanità sappiamo fare.


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